domenica, 22 marzo 2009

Sono gli unici a poter permettersi salve di cannoni sulle proprie note dai tempi di Tchaikovskij. Sono gli unici ad aver sfornato 15 album uguali di fila e contemporaneamente aver dato alla luce svariati classici dell’hard rock. Gli AC/DC sono tornati in Italia dopo un’assenza durata otto anni, col tour europeo di Black Ice.

 

È quasi pleonastico dire che il gruppo guidato da Angus Young non ha sfigurato, a partire dal video che ha aperto il concerto: lo posso inserire, tanto le date italiane sono finite. Un video davanti al quale inchiodare, in modalità Arancia Meccanica, la redazione de l’Avvenire: simboli fallici à go-go, corpi femminili da fumetto erotico anni ’80, il diavoletto Angus la cui coda va in erezione. E quella locomotiva che, alla Lumière, arriva verso il pubblico per “sfondare” lo schermo ed installarsi dietro al palco dove, nel frattempo, entra la band. Ed è Rock n’ roll train.

I nuovi brani vengono saggiamente dosati all’interno della successione di classici. Così, il terzo brano in scaletta è già Back in black, il quinto è Dirty deeds done dirt cheap. In mezzo ai due, l’altro singolo di Black Ice, Big Jack. Prima che arrivi il Jack originale, c’è spazio per Thunderstruck, il cui riff iniziale sembra un po’ pasticciato dal cinquantenne scolaretto: non importa, l’adrenalina nel pubblico è già a mille e la diavoletto si aggiusta presto nell’alveo del brano. Eseguita poi la title-track del nuovo album, è il turno di un po’ di blues. Inizialmente, è Brian Johnson che, sulla pedana diretta al centro del Mediolanum Forum, si rivolge al pubblico. Alle sue battute fa eco qualche fraseggio blues della Gibson di Young. Fino a che gli amanti di High Voltage non iniziano a sentire il testo originale di The Jack: quello sul disco del ’76 fu riscritto per evitare la censura sul primo, troppo sessualmente esplicito.

The Jack si è da poco conclusa con lo spogliarello di Young ed una campana scende dal soffitto per le ovazioni del pubblico: l’arpeggio in la minore di Hells Bells ha inizio, salutato già dal primo intervallo di tredicesima. Seguono Shoot to thrill, la nuova War Machine (nel cui video, Angus Young sgancia da un vecchio aereo militare chitarre e pin-ups), e così via fino a TNT (Dio, saranno trent’anni che suonano ‘sto brano!).

Con Whole Lotta Rosie, lo sfondo si arricchisce: sulla locomotiva si gonfia la storica bambola gonfiabile legata al brano: una meretrice giunonica e vagamente felliniana, almeno per la dimensione dei seni. In quel momento, mi sono immaginato il gruppo a dire agli addetti: we want big boobs. La coreografia non sarà tutto, ma ascoltarsi Whole Lotta Rosie mentre l’aria calda fa fremere la bambolona a cavallo della locomotiva fa un certo effetto. A seguire, Let there be rock, con l’interminabile (ma chi voleva che terminasse?) assolo di Young. Uno dei momenti più attesi dal sottoscritto: Angus Young che si dimena a terra, nell’assolo, sulla pedana centrale, innalzata a mo’ di podio in mezzo al palazzetto. L’apoteosi del concerto. Anche se già dall’inizio avevamo potuto gustarci il mitico passo à la Chuck Berry (Hey, Chuck, it’s Marvin, your cousin Marvin!). Classica pausa, poi la band chiude in bellezza: Highway to hell e, chiaramente, For those about to rock. Forse questa seconda tranche poteva essere più lunga, ma dopo due orette di concerto e 19 brani inanellati, la soddisfazione è comunque altissima.

P.s. Una menzione va fatta per il gruppo di apertura, gli irlandesi The Answer. Un gruppo che è parso interessante, benché un po’ anacronistico, per essere di questa decade. Tuttavia, nel mainstream attuale, sono da tenere d’occhio, ça va sans dire.

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categoria:musica, diario del blog
venerdì, 06 febbraio 2009
Articolo 1

L'Italia è una Dittatura teocratica, fondata sul Papato.

La sovranità appartiene al Vaticano, che la esercita infischiandosene della precedente Costituzione

Articolo 2

La Teocrazia riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, stabilendoli a seconda della persona, dell'impatto mediatico e della consistenza dell'elettorato cattolico.

Articolo 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, ad eccezione del Presidente della Repubblica, del Presidente del Consiglio, dei Presidenti di Camera e Senato. Ogni distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali non è tale: la superiorità dell'uomo bianco è naturale, la religione e le opinioni non sono soggette a discriminazioni in quanto unificate.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, garantendo di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono che la persona umana continui a ragionare col rischio di dissentire con le opinioni dei poteri costituiti.

Articolo 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro, purché nelle modalità definite dagli imprenditori, e promuove le condizioni che rendano effettivo lo sfruttamento e il caporalato.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. Emigrando in un altro Paese.

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categoria:politica
martedì, 27 gennaio 2009
Il 16 gennaio Berlusconi, a Nuoro per un comizio per le elezioni regionali, racconta agli astanti una barzelletta sui lager. Oggi, il suo ministro degli Esteri Frattini denuncia l'antisemitismo " dei mezzi di informazione e di alcuni attori politici": Anno Zero. Say what?!

P.s. Oggi, Berlusconi ha anche parlato delle leggi razziali come di una ferita profonda per il nostro Paese. Chiaramente, nessuno ha ricordato la suddetta barzelletta. Il che avrebbe denunciato la profonda ipocrisia di nostri certi politici.
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categoria:politica, giornalismo, berlusconiana, surrenalismo
venerdì, 23 gennaio 2009
"L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha sanzionato la RAI-Radiotelevisione Italiana per violazione dei diritti fondamentali della persona, con riferimento alla messa in onda di filmati nel corso della trasmissione “Anno Zero” del 1° maggio 2008 contenenti interventi di Beppe Grillo con offese rivolte al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al Prof. Umberto Veronesi.

La RAI è stata inoltre sanzionata, per la medesima violazione, con riferimento all’intervento di Marco Travaglio nei confronti del Presidente del Senato Renato Schifani, nel corso della trasmissione “Che tempo che fa” del 10 maggio 2008.

Le sanzioni ammontano a 51.000 euro per “Anno Zero” e a 10.000 euro per “Che tempo che fa”.

L’Autorità ha altresì diffidato la Rai per violazione degli obblighi del servizio pubblico con riferimento alle medesime trasmissioni."  (www.agcom.it)


Il sindacato dei giornalisti, la FNSI, risponde così
:
''la decisione dell'Agcom di censurare la Rai per le trasmissioni di Michele Santoro e di Fabio Fazio, al di là del rispetto che si deve sempre alle 'sentenze' di organismi giurisdizionali, si offre a legittime considerazioni anche critiche e a giustificate preoccupazioni''.
''Appare, infatti, sempre più difficile fare informazione in diretta - afferma la Fnsi in una nota - ed assicurare sul servizio pubblico la circolazione delle opinioni più dibattute e fuori schema. Il servizio pubblico, abbiamo sempre detto, non può peccare di omissione informativa. I codici di garanzia devono essere rispettati, la dignità delle persone e' un valore sostanziale assoluto ma la disciplina delle garanzie non può mai rischiare di trasformarsi in censure o in subliminali inviti a farne o in esclusioni di voci''.
''Sicuramente - conclude il sindacato dei giornalisti - la decisione dell'Agcom ripropone, in tutta evidenza, la necessita' di rivedere totalmente i sistemi di controllo sul servizio pubblico sottoposto sempre piu' a limiti e condizionamenti piuttosto che a regole di liberta'' (www.fnsi.it)

Piccola considerazione personale. Se "Anno Zero" è colpevole di aver trasmesso un filmato in cui Grillo "offendeva" Napolitano e Veronesi chiamandoli "Morfeo" e "Cancronesi", se non ricordo male (tralascio qui il fatto che sarebbe interessante sapere qual è la distinzione che viene operata in sede Agcom tra critica ed offesa), bisogna chiedersi se è ancora lecito, per programmi come "La grande Storia", trasmettere ad esempio i filmati dei discorsi di Hitler o Mussolini su ebrei e nemici vari delle loro dittature. Sono anch'essi (i discorsi) lesivi dei diritti fondamentali della persona, no? Certo che lo sono, ma i documenti storici possono essere criticati per i loro contenuti, non certo per il fatto di essere resi pubblici. Così per Grillo: trasmettere le "opinioni più dibattute" è dovere del servizio pubblico ed è giusto che si parli di un evento (V-Day) che ha riempito la piazza in cui ha avuto luogo, per non parlare del numero di firme per la proposta referendaria che tale evento lanciava. Il giudizio lo esprimerà, poi, lo spettatore, proprio perché è venuto a conoscenza del fatto ed ha ascoltato opinioni sul tema.

Il caso "Che tempo che fa" è parimenti allarmante. Breve riassunto: un ospite di una trasmissione esprime il proprio dissenso sulla nomina di Schifani a presidente del Senato, affermando che, secondo lui, non è all'altezza dei suoi predecessori e ricordando che ha frequentato persone poi rivelatesi mafiose. Si reclamò il contraddittorio: perfetto, sarebbe bastato un giornalista che avesse chiesto a Schifani: "Può chiarirci questo aspetto del suo passato?". Invece, il Tg1 chiese quale fosse la sua reazione. La puntata seguente di "Che tempo che fa" segnò una Waterloo del giornalismo televisivo, col presentatore Fabio Fazio che apriva con un'autocritica che neanche nella Cina di Mao. Senza però contestare coi fatti, come sarebbe stato necessario per un tale atto, le accuse di Travaglio, le quali erano state tratte dal libro "I complici" di Abbate e Gomez, a quanto mi risulta mai oggetto di querela. Nonostante l'autocritica - o forse attenuata da quest'ultima - la multa è giunta anche al programma di Fazio.

La faziosità della sanzione dell'Agcom si può provare anche facendo riferimento al caso di Bruno Vespa. Lo si può provare, cioè, valutando come i telegiornali RAI abbiano dato differente risalto alla condanna in primo grado a Marco Travaglio per diffamazione di Cesare Previti ed a quella di Vespa in appello per diffamazione a Pietro Mattei. Lo si può provare valutando il fatto che "Che tempo che fa" è stato sanzionato per aver trasmesso un'intervista in cui l'ospite esprimeva il proprio pensiero, mentre "Porta a Porta" non ha neanche ricevuto un richiamo per aver trasmesso un proprio filmato giudicato, appunto, diffamatorio*.

In conclusione, sanzionando i due programmi RAI per la "violazione dei diritti fondamentali della persona", l'Agcom ha violato un diritto costituzionale (art. 21), quello della libertà d'espressione, nonché il diritto degli spettatori ad essere informati, che non solo è il rovescio della medaglia dell'art. 21, ma anche un diritto fondamentale, perché è il cittadino a dover giudicare cosa è un'offesa e cosa non lo è. Se non può accedere ad opinioni dissidenti e così esercitare il proprio raziocinio, ciò significa solo una cosa: dittatura.

* Ha invece ricevuto un richiamo per una puntata sul delitto di Perugia. Uuuh, che ribelli! (vd. qui)
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martedì, 23 dicembre 2008
Oggi, terremoto nel Nord Italia. Panico nelle stazioni. A causa delle scosse, sembrava che i treni stessero partendo in orario.

Un mio amico lavora vicino all'epicentro del terremoto, ma non si è accorto di nulla. Sta in una fabbrica di molle.

I famosi ammortizzatori sociali.

Comunque, è un peccato che ancora non abbiamo installato centrali nucleari. Un terremoto, una crepa e via: ti ritrovi quattro braccia da un giorno all'altro. E l'occupazione calata del 50%.

Peccato anche che non sia stato invece uno tsunami, magari nell'Adriatico. Chissà cos'avrebbero inventato i romagnoli, pur di farci dei soldi.
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mercoledì, 17 dicembre 2008
Ieri Fini ha ricordato come neanche la Chiesa si oppose con fermezza alle leggi razziali nel '38. Oggi l'Osservatore Romano ribatte ricordando il passato (?) fascista dello stesso Fini. Il Presidente della Camera dovrebbe proprio dare un occhio a quel passato: troverebbe che, nel '52, il Vaticano fece  forti pressioni su De Gasperi perché la DC si alleasse con monarchici e missini per le amministrative di Roma. Insomma: a Gianfra', ricordate de chi t'ha voluto bbene!
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mercoledì, 17 dicembre 2008
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mercoledì, 10 dicembre 2008
Diritti umani, monito del Papa: "Fragili se non fondati su Dio"

(Repubblica.it, 10/12/2008)

Non tutte le questioni morali hanno lo stesso peso morale dell’aborto e dell’eutanasia. Per esempio, se un cattolico fosse in disaccordo col Santo Padre sull’applicazione della pena capitale o sulla decisione di fare una guerra, egli non sarebbe da considerarsi per questa ragione indegno di presentarsi a ricevere la Santa Comunione. Mentre la Chiesa esorta le autorità civili a perseguire la pace, non la guerra, e ad esercitare discrezione e misericordia nell’applicare una pena a criminali, può tuttavia essere consentito prendere le armi per respingere un aggressore, o fare ricorso alla pena capitale. Ci può essere una legittima diversità di opinione anche tra i cattolici sul fare la guerra e sull’applicare la pena di morte, non però in alcun modo riguardo all’aborto e all’eutanasia.*

(Joseph Ratzinger, nota inviata alla Conferenza episcopale americana, giugno 2004)


Depenalizzazione dell'omosessualità: No del Vaticano alla proposta ONU

(Repubblica.it, 01/12/2008)

Disabili, no Vaticano alla Convenzione: "Manca il divieto esplicito di aborto"

(Repubblica.it, 02/12/2008)

* Per intenderci, nella Città del Vaticano la pena di morte è stata abrogata per tutti i reati solo nel 1969 da Paolo VI. La rimozione definitiva è stata operata nel 2001 sotto Giovanni Paolo II.

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lunedì, 24 novembre 2008
E così, eccomi anch'io su Facebook.

"Facebook è uno strumento sociale che collega tra loro gli amici e le persone che lavorano, studiano o vivono insieme. Facebook permette di rimanere in ..."

Questo quel che appare su Google digitando "facebook". Accattivante, ma sostituendo "Facebook" con "Il grande fratello" si ottiene l'incipit di 1984.

Perché mi sono iscritto, quindi, se penso che sia un modo di ficcare il naso nei fatti miei? Perché mi piace essere guardato. So dove si appostano i guardoni della mia zona e mi piace andarci nudo ballando con un pollo di gomma. L'altro giorno ho iniziato riprendere la mia vita in diretta con una webcam. Poi mi sono detto: ma così nessuno vede la webcam! Così, ora, ho due webcam che si riprendono a vicenda.
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categoria:internet, idee, diario del blog
domenica, 23 novembre 2008
Alla luce dei tragici fatti di Rivoli, si capisce finalmente quale sia lo scopo del controverso "maestro unico": diminuire la possibilità di morti sul lavoro.
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categoria:politica, idee, berlusconiana